Evento speciale per "cinema al Pirandello". Una sola proiezione del film Berlin Calling dedicata ai partecipanti del laboratorio nell'ambito del progetto "istruzione in viaggio". Martedì 20 aprile, aula magna sede di via Manno 22, ore 17.30
La proiezione è dedicata agli studenti del viaggio di istruzione a Berlino, ma rimangono una ventina di posti liberi in sala, quindi possono partecipare anche altri studenti della scuola, o amici dei ragazzi del Berlin-lab, a condizione che ne facciano richiesta in segreteria entro martedì mattina...
SCHEDA DEL FILM
Ho scelto di pubblicare, per voi, la breve recensione apparsa su "Il sole 24 ore" e un interessante tratto dal sito ziguline.com
BERLIN CALLING (Ger, 2008) / Regia: Hannes Stohr / fotografia: Andreas Doub / Scenografie : Sebastian Wurm / Produzione: HannesStohr / Cast: Paul Klakbrenner, Corunna Haurfouch, Araba Walton, Rip Khal / Durata: 104 minuti / Genere: drammatico
Recensione de "Il sole 24 ore" - 6 novembre 2009
Droga, musica e... Berlino. Dopo i festival di Locarno, Amburgo e Berlinale, arriva in sala con Officine Ubu Berlin Calling diretto da Hannes Stoehr, con protagonista il dj di fama internazionale Paul Kalkbrenner nei panni del disc jockey Ickarus, con una grande passione per la musica elettro-techno e una pericolosa dipendenza dalle droghe.
Il binomio stupefacente musica e sostanze, tutto genio e sregolatezza, non è eufemisticamente nuovo al cinema, tuttavia Stoehr, regista e sceneggiatore, fa qualcosa per rinverdirlo, puntando tutto sul minimalismo: poco intrusive le musiche, molto belle, di Kalkbrenner (solo un pezzo non è suo, ma di Sascha Funke); ottima l'interpretazione del protagonista, in delicato e affascinante bilico tra finzione e realtà; ambiguo l'epilogo, a metà strada, dopo il rehab, tra rinascita personale e ritorno alla routine dei globetrotter del sound contemporaneo, che alle chitarre delle rockstar di una volta rispondono oggi con cuffie e computer portatile.
Nel mezzo, trip cattivi, sudorazioni monstre e schozofrenie da paura, gli incontri sporadici con il padre pastore-organista e il fratello bravo ragazzo, il tira e molla con la compagna-manager Mathilde - con parentesi aperta lui, lei e l'altra (di lei) - e, infine, il parto del nuovo disco: Berlin Calling, appunto, con Ickarus che troneggia in copertina con camice da paziente psichiatrico e palloni da riabilitazione. Rimane, dunque, un (a)tipico junkie al tappeto: quello sonoro della scena techno berlinese, e non solo, che il film indaga nelle sue creature per antonomasia (pusher, agenti e neo-groupie), nei suoi eccessi (MDA, MDMA, cocaina, e vai assumendo) e nella sua libertà creativa, con qualche sprazzo di autentica felicità, anche per lo spettatore. Check this sound!
Berlin Calling, la risposta tedesca al mito londinese?
Ieri pomeriggio, dietro suggerimento di un caro amico italiano espatriato in Germania, ho visto, per la prima volta, il film del regista tedesco Hannes Stöhr “Berlin Calling”, uscito in Germania nel 2008 e distribuito in Italia lo scorso anno. La storia è questa. Un giovane dj produttore, Ickarus, all’apice del suo successo, attivo sulla scena del clubbing berlinese e richiestissimo su tutta la piazza europea, subisce un brusco arresto alla sua felice esistenza e alla sua brillante carriera per colpa di un’eccessiva frequentazione con sostanze stupefacenti che lo porterà a scontrarsi con una velenosa pasticca d’ecstasy inzuppata di PMA che gli brucerà grossa parte delle già provate cellule celebrali.
In poco tempo il nostro promettente artista si gioca, oltre alla salute, visto che gli diagnosticheranno una forma di schizofrenia, anche un pezzo di gnocca di fidanzata, che lo lascia per una stangona di colore. Per finire in bellezza l’etichetta con cui il dj collaborava da sempre, non confidando più nelle sue abilità psico-motorie, gli sospenderà l’uscita del suo nuovo album. Il film ha però un finale a lieto fine visto che la sceneggiatura ha voluto che dj Ickarus si riprendesse dalla sua infermità, grazie anche all’aiuto di una psichiatra molto premurosa che se lo prenderà in cura (avete notato la somiglianza con Concita De Gregorio la direttrice dell’Unità?). La sua storica etichetta discografica lo riprende in scuderia e lo aiuta nel lancio della sua ultima fatica musicale dal titolo “Berlin Calling” e sembra che anche la sua ex si decida a ritornare dall’amato eroe. Morale della favola? A mio giudizio la storia che ne viene fuori è la seguente. Berlino sembra ormai aver preso il posto a quello che una volta era Londra. Insomma la città dei balocchi dove si fa festa a qualsiasi ora del giorno e della notte non è più la cara vecchia patria dei Clash (vedi il richiamo al loro London Calling).
La scena artistica e musicale europea si è spostata di qualche centinaia di chilometri più ad est facendo di Berlino la nuova mecca per chi voglia godersi la parte più bella della propria vita. Il secondo aspetto è che nella patria dei rave e dei party giri un sacco di roba di merda e quindi vale la pena aprire gli occhi prima di ingurgitare qualsiasi cosa. Divertirsi a suon di bassi nelle orecchie può andare bene e magari anche sotto l’effetto di qualche strana sostanza, ma fate in modo di non trasformare il vostro viaggio in un incubo da cui difficilmente potrete risvegliarvi. Il terzo aspetto che mi è saltato al cervello è che sebbene questa città sia diventata la meta preferita dai ventenni a salire di mezza Europa allo stesso tempo soffra dell’irrisolto problema della disoccupazione che sembra non tener conto del fatto che stiamo parlando della capite di quella che viene definita la locomotiva europea.
La scena in cui si vede il fratello del dj, alle prese con un lavoro più serio (almeno agli occhi di loro padre) ma che non gli porta nulla in tasca a causa di continui tirocini e contratti a termine si conclude con la decisione di partire per l’Irlanda dove gli avrebbero assicurato un contratto a tempo indeterminato. Aspetto che la dice lunga sulle effettive opportunità che la città è in grado di offrire a chi voglia veramente viverci per tutta la vita.
Ma su queste mie considerazioni non metterei la mano sul fuoco, visto che il film offre uno spaccato su Berlino fin troppo stringato e stereotipato e solo voi cari amici italiani e non che mi leggete da qualche appartamentino berlinese potrete suffragare o contestare sulla base della vostra preziosa esperienza. Alla fine della fiera, credo che sia arrivato anche per me, comunque, il tempo di una capatina nella patria dell’elettronica. Berlin Calling.